![]() Io: Chi sono? Io. E basta? Sì. Zero: è il nome di questo blog. Mi serviva un titolo che sapesse di vuoto. E poi Ultimi commenti: nonenti in C'è chi per g... erbasalvia in Dei collegamenti che... reoconfesso in Dei collegamenti che... utente anonimo in Giunge alfine anche ... serenaseblu in Giunge alfine anche ... Kao in Giunge alfine anche ... Kao in Come tu fossi una pa... Nemecsek in Come tu fossi una pa... nonenti in Giunge alfine anche ... utente anonimo in Giunge alfine anche ...
Parole che mi piacciono: anche uno specchio spaccato in mille pezzi può riflettere uno scenario nuovo (Itsumo Nandemo - Sen to Chihiro OST) you'll ever learn is just to love and be loved in return.(Nature Boy- Moulin Rouge). -Uno forse non può - disse Humpty Dumpty - ma due possono. Con un aiuto adeguato, tu avresti pututo fermarti a sette anni. (Lewis Carroll)
Links: Un angelo perso nel
buio di
una sconosciuta
terra di sale. Pensieri
disordinati lo confondono, come farà a tornare a casa prima
di perdere tutta la
giornata?
Si guarda intorno. Chissà se si
riescono a vedere attraverso il buio delle
indicazioni, o se dovrà continuare a vagare dentro quegli
improbabili
universi. Rigira il suo
sguardo verde attraverso
onde anomale, abbagliato dai riflessi
sull'acqua, ma tutto quel che trova
è un altro
blog inutile, che racconta un inutile tutto sul
niente. Non diventerà vittima
nolente di questa disavventura,
dovesse attraversare fiumi di magma e foreste intere di pulsatilla velenosa. Finalmente una
scrittura
alternativa gli indica qualcosa: un ufficio
di letargia, forse la salvezza?
Da dietro la
porta sente cantare "e guardo
il mondo da un bidè,non so perchè...", pensa: "ecco gli effetti della Basaglia, girano tutti a piede libero...". Sebbene
perplesso, tenendo per
sè i
suoi pensieri personali, bussa, disposto a qualunque
pornoromanticheria pur di tornare a
casa. Gli viene aperto, l'ufficio è pieno di scartoffie, tra le valanghe di cronache urbane e di lettere da un mondo banale annaspa una grassa e bella impegata, che borbotta tra sè:"Dura la vita dei disegnatori..."."Indovina chi sono?" Chiede l'angelo. L'impiegata lo guarda come se avesse preso una mattonella in testa. L'angelo le dice:"Se mi fai tornare a
casa, resterai giovane
finchè morirai." "E' che siamo molto impegnati" tergiversa lei "con l'evento "invento il vento", la sagra del paese delle nuvole che si terrà tra poco.." "Che universo folle", borbotta l'Angelo. "Cosa?" dice la donna. "No, nenti", risponde lui. ""Pensieri del cazzo, parole del cazzo, niente d'importante". Poi sbotta:"Guarda che se voglio ti trasformo in una rana imperiale, e poi hai voglia a cercare principi da baciare!" La donna ride. "Non minacciare una che conosce i poteri dell'erba salvia". "Buone giusto per le visions of Johanna", pensa l'Angelo tra sè e se. La donna continua a parlare: "Se vuoi, puoi guadagnarti il ritorno facendo le serate coi Limbo Boys. Invece di continuare ad andare vagabondando potresti goderti un po' la vita. Memento gaudere semper, figliolo..". L'angelo rmane muto e sovrappensiero, rimproverandosi fra sè: "E tu che credevi di avere chissà quale missione. Invece non eri Einstein, non eri niente". L'angelo si guarda intorno, sperduto come dentro una foresta norvegese. Temeva che avrebbe vagato in quei campi di fragole, per sempre. L'impiegata, intenerita, osserva il suo volto corrucciato. "Perdonami", dice, "per tutte le risposte che non ti ho dato. L'angelo alza la testa, fiero. "Guarda che smetto quando voglio, di lasciarmi abbattere", dice. Esce a testa alta dall'ufficio, e appena fuori, guarda in su, ed una vertigine inversa lo stordisce piaceviolmente. "Dovrei tornare a casa", pensa. Raccoglie una bella bacca tonda e rossa. "Ma anche no, dopotutto" dice, inghiottendola con grazia e gravità, assorto nel profondo blulù del cielo. Un rumore attira la sua attenzione: un pinguino scodinzola camminandogli davanti. "Il pinguino è un animale intelligente!" Esclama l'angelo. "Provo a seguirlo". E sculetta e sculetta, il pinguino arriva sulla riva di un fiume, dove una ragazza straordinaria sta seduta su una pietra, giocando con la bolla di sapone che fa uscire da un tubicino di plastica. "Rimani qui a trascorrere la notte, viandante" gli dice lei. "Ormai è tardi per continuare la ricerca, un altro paio d'ore ed è già domani. Ti offro qualcosa da bere?" "Caffè nero in tazza grande, grazie!" risponde lui. "So chi ti può aiutare", dice la ragazza, mentre l'angelo sorseggia il suo caffè. "Il Giocattolaio Matto", afferma. E indica una figura assurda che, sbucando da dietro un cespuglio, ride: "OGGI SUCCEDE UN GUAIO, AMICO MIO!".
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![]() preso da qui Eppure io sono sicura che ce la dovrei avere qualche cosa da scrivere.
Intanto che le cose che erano tutto, prima, (una specie di tutto, insomma, un simulacro, non esageriamo) crollano come petali d'intorno, ma non dev'essere una cosa che sembra triste, attenzione è uno spogliarsi che non c'entra con l'appassire. Perchè certe volte i petali sono spessi e di cartone. E le coincidenze che li strappano sono di una inverisimiglianza che ti fa storcere le labbra in un bòh (e un sorriso che ama l'inspiegato, quello che sembra celare un senso nei riflessi) ma dopotutto la sola cosa che puoi fare è arrenderti, ascoltando il tonfo sordo che li accompagna nel toccare la terra bianca intorno. Poi rimane ancora tutto là, eh. Niente vento a soffiare via, niente a rimpiazzare. Ma c'è una strana capacità (che la voglia, quella hai voglia) una strana semplicità nel riuscire a smettere di colpo di fare e sentire quel che sentivi e facevi fino a un prima, così recente da impressionare, e quella di fare cose che non riuscivi e avevi rimandato da anni, a decine di migliaia. Danièl mi puntura per farmi innamorare, e non è che ci riesca, proprio no, ma intanto tutti quei subbugli falsi di pelle e di respiro, che erano poi pelle di carta crespa e respiro sintetico esplodono nel nulla polveroso di un petardo e una detonazione giocattolo è quello che ne resta. |




