You look like a perfect fit For a girl in need of a tourniquet But can you save me Come on and save me If you could save me From the ranks of the freaks Who suspect they could never love anyone 'Cause I can tell You know what it's like The long farewell Of the hunger strike But can you save me Come on and save me If you could save me From the ranks of the freaks Who suspect they could never love anyone You struck me down like radium Like Peter Pan or Superman You will come to save me C'mon and save me If you could save me From the ranks of the freaks Who suspect they could never love anyone 'Cept the freaks Who suspect they could never love anyone But the freaks Who suspect they could never love anyone C'mon and save me Why don't you save me If you could save me From the ranks of the freaks Who suspect they could never love anyone Except the freaks Who suspect they could never love anyone Except the freaks who could never love anyone



Io:
Chi sono?
Io.
E basta?
Sì.


Zero:
è il nome di questo blog.
Mi serviva un titolo che sapesse di vuoto.
E poi si legge "Rei".



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Parole che mi piacciono:
  • Bisogna immaginare Sisifo felice (Camus)
  • Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non sanno volare (Nietzsche)
  • Chi segue gli altri non arriva mai primo. (Anonimo)
  • Ogni volta che qualcuno è d'accordo con me provo la sensazione di avere torto (Wilde)
  • Muori e diventa (non lo so)
  • La vita è quello che succede mentre stiamo facendo altri progetti (John Lennon)
  • こなごなに砕かれた 鏡の上にも 新しい景色が 映される
    anche uno specchio spaccato in mille pezzi può riflettere uno scenario nuovo (Itsumo Nandemo - Sen to Chihiro OST)
  • Perhaps one never seems so much at one's ease as when one has to play a part. (Oscar Wilde - The Picture of Dorian Gray)
  • Chi ha subìto danni è più pericoloso di altri, perchè sa di poter sopravvivere. (Non lo so, mi pare fosse ne "Il danno".)
  • I don't suffer from insanity, I enjoy every minute of it (Non lo so)
  • The greatest thing
    you'll ever learn
    is just to love
    and be loved
    in return.(Nature Boy- Moulin Rouge
    ).
  • Perso per perso, meglio perverso. (non lo so)
  • Prima di amare, impara a camminare sulla neve senza lasciare tracce. (Proverbio turco)
  • Non amo le abitudini. Quelle poche che ho, sono cattive. (Daisyboo)
  • L'amore è la forma più raffinata di egoismo. (Toniquiora)
  • - Intendo dire - disse Alice - che uno non può fare a meno di crescere.
    -Uno forse non può - disse Humpty Dumpty - ma due possono. Con un aiuto adeguato, tu avresti pututo fermarti a sette anni. (Lewis Carroll)
  • Chi ha figli vive come un cane e muore come un uomo. Chi non ne ha, vive come un uomo, e muore come un cane (Proverbio ebreo)
  • Cinico (sm): individuo dotato di un difetto alla vista che gli fa vedere le cose come sono, e non come dovrebbero essere (Ambrose Bierce, Il dizionario del Diavolo)
  • Fai in modo che il tuo discorso sia migliore del tuo silenzio, o taci.(Dionigi il Vecchio)
  • Those who give up essential liberties for temporary safety deserve neither liberty nor safety. (Benjamin Franklin)
  • God's was first of all our hearts to break. (Non lo so)
  • Quiero hacer contigo lo que la primavera hace con los cerezos. (Pablo Neruda)
  • Fare, o non fare. Non esiste provare.(Maestro Yoda)
  • Hay que mover todo il cielo para que baile la tierra. (Canzone Popolare Argentina)
  • Moriremo crescendo. (Ruggeri - Peter Pan)
  • Any problem can be solved with dancing. (James Brown)
  • Con la pazienza e un po' di sputo l'elefante lo mise in culo alla formica. (Citato da dietrolaporta)
  • I geni, inventano. gli altri almeno non devono sbagliae. (Babatikidido)
  • E se la storia scherzasse?. (Milan Kundera, Lo scherzo)
  • Amore è: il contrario di noia. (Charm)
  • Ogni incontro di due esseri al mondo è uno sbranarsi. (Calvino, Il visconte dimezzato)
  • After the first glass, you see things as you wish they were. After the second, you see things as they are not. Finally, you see things as they really are, and that is the most horrible thing in the world (Oscar Wilde parlando dell'Assenzio)
  • Love is a universal migraine (Robert Grieves)
  • When the world zags, zig (Lee Clow)
  • Chi ha coraggio non ha bisogno della reputazione (Rhett Butler)
  • Lascia dormire il futuro come merita. Se lo svegli prima del tempo, avrai un presente assonnato. (Kafka)
  • Sitting for hours, as trained to do, wondering wondering who's fooling who. (Sulla parete di un locale che si chiama Taurus)







  • Piccolo Dizionario Sikulo-Italiano
  • Spacchioso: figo
  • Per succo di mafia: per vendetta, per dimostrare di essere superiori (credo. E' difficile da tradurre -.-)
  • Mettersi l'acqua dentro e la pila fuori: mettersi volontariamente in una situazione che crea difficoltà
  • Mettersi in questo pettine di quindici: Mettersi in una situazione ingarbugliata e difficile da risolvere
  • Essere sano sano: essere ingenuo, privo di malizia.
  • Come mi spera il cuore: come ho voglia, come mi va.
  • Fracco: debole, fragile, instabile.
  • Ponchio: cicciottello, grassoccio.
  • Scappottarsi: evitarsi qualcosa. Oppure anche "tornare a casa" [Es: ragazzi, ciao, io me la scappotto]
  • Cassariare: confondere, frastornare. Anche riflessivo (cassariarsi).
  • Assicutare: inseguire.
  • Corpa: legnate.
  • Lappuso: quasi del tutto intraducibile. E' un sapore appiccicoso, tipo quello dei cachi troppo acerbi, o quello delle pellicine sotto la buccia delle castagne.
  • Malatia c'ammisca: malattia contagiosa.
  • Assappanarsi: bagnarsi, inzupparsi, generalmente per la pioggia.
  • Scannaliarsi: imparare una lezione, capire qualcosa in seguito ad una esperienza non gradevole.
  • Cùlica: angolo.
  • Faccia di lanna: faccia tosta.
  • Mangiauredda: Letteralmente, "mangia budella". Dicesi di persona che si diverte a fare innervosire i malcapitati che hanno a che fare con lui/lei, per il puro gusto di farlo.
  • Ammucciare: nascondere.
  • Pirito: emissione d'aria dagli intestini; flatulenza.
  • Zito: fidanzato.
  • Ammuttari: spingere.
  • Tosto: monello.
  • Alluppiarsi: addormentarsi.
  • Ciauru: profumo.
  • Dare addenzia: badare. O anche ascoltare, stare a sentire.
  • Schigghi: grida.
  • Amminchialuto: sbalordito, a bocca aperta, come imbambolato dalla sorpresa.
  • Vavaluci: lumache.
  • Annacare: dondolare. Nella fattispecie, annacàrsela: menarsela.
  • Taddarita: Pipistrello.
  • Pititto: Voglia.
  • Comu ti spercia: Come fa a venirti in mente, come fai ad aver voglia di.
  • Signuri ni scanza: Esclamazione: dio me ne scampi.
  • Ti sei fatto liscio: Stai diventando monotono.
  • Fetu: Puzza.
  • Sumagghia: Scarpata, dirupo.
  • Inchiaccare: Prendere con un cappio.
  • Papariarsi: Lasciarsi annegare nel benessere, godersi qualcosa. Generalmente riferito a una cosa piacevole fatta da qualcun altro verso il sogg.
  • Motti subitania: lett: morte subitanea. Interiezione di dispiacere autoprodotta (es, quando si sta per cadere o si sbatte da qualche parte) o maledizione improvvisa inviata all'indirizzo di qualcuno.



  • Se preferisci..

    scrivimi

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    Un angelo perso nel buio  di una sconosciuta terra di sale. Pensieri disordinati lo confondono, come farà a tornare a casa prima di perdere tutta la giornata? Si guarda intorno. Chissà se si riescono a vedere attraverso il buio delle indicazioni, o se dovrà continuare a vagare dentro quegli  improbabili universi. Rigira il suo sguardo verde attraverso onde anomale, abbagliato dai riflessi sull'acqua, ma tutto quel che trova è un altro blog inutile, che racconta un inutile tutto sul niente. Non diventerà vittima nolente di questa disavventura, dovesse attraversare fiumi di magma e foreste intere di pulsatilla velenosa. Finalmente una scrittura alternativa gli indica qualcosa: un ufficio di letargia, forse la salvezza? Da dietro la porta sente cantare "e guardo il mondo da un bidè,non so perchè...", pensa: "ecco gli effetti della Basaglia, girano tutti a piede libero...". Sebbene perplesso, tenendo per sè i suoi pensieri personali, bussa, disposto a qualunque pornoromanticheria  pur di tornare a casa. Gli viene aperto, l'ufficio è pieno di scartoffie, tra le valanghe di cronache urbane e di lettere da un mondo banale annaspa una grassa e bella impegata, che borbotta tra sè:"Dura la vita dei disegnatori..."."Indovina chi sono?" Chiede l'angelo. L'impiegata lo guarda come se avesse preso una mattonella in testa. L'angelo le dice:"Se mi fai tornare a casa, resterai giovane finchè morirai." "E' che siamo molto impegnati" tergiversa lei "con l'evento "invento il vento", la sagra del paese delle nuvole che si terrà tra poco.." "Che universo folle", borbotta l'Angelo. "Cosa?" dice la donna. "No, nenti", risponde lui. ""Pensieri del cazzo, parole del cazzo, niente d'importante". Poi sbotta:"Guarda che se voglio ti trasformo in una rana imperiale, e poi hai voglia a cercare principi da baciare!" La donna ride. "Non minacciare una che conosce i poteri dell'erba salvia". "Buone giusto per le visions of Johanna", pensa l'Angelo tra sè e se. La donna continua a parlare: "Se vuoi, puoi guadagnarti il ritorno facendo le serate coi Limbo Boys. Invece di continuare ad andare vagabondando potresti goderti un po' la vita. Memento gaudere semper, figliolo..". L'angelo rmane muto e sovrappensiero, rimproverandosi fra sè: "E tu che credevi di avere chissà quale missione. Invece non eri Einstein, non eri niente". L'angelo si guarda intorno, sperduto come dentro una foresta norvegese. Temeva che avrebbe vagato in quei campi di fragole, per sempre. L'impiegata, intenerita, osserva il suo volto corrucciato. "Perdonami", dice, "per tutte le risposte che non ti ho dato. L'angelo alza la testa, fiero. "Guarda che smetto quando voglio, di lasciarmi abbattere", dice. Esce a testa alta dall'ufficio, e appena fuori, guarda in su, ed una vertigine inversa lo stordisce piaceviolmente. "Dovrei tornare a casa", pensa. Raccoglie una bella bacca tonda e rossa. "Ma anche no, dopotutto" dice, inghiottendola con grazia e gravità, assorto nel profondo blulù del cielo. Un rumore attira la sua attenzione: un pinguino scodinzola camminandogli davanti. "Il pinguino è un animale intelligente!" Esclama l'angelo. "Provo a seguirlo". E sculetta e sculetta, il pinguino arriva sulla riva di un fiume, dove una ragazza straordinaria sta seduta su una pietra, giocando con la bolla di sapone che fa uscire da un tubicino di plastica. "Rimani qui a trascorrere la notte, viandante" gli dice lei. "Ormai è tardi per continuare la ricerca, un altro paio d'ore ed è già domani. Ti offro qualcosa da bere?" "Caffè nero in tazza grande, grazie!" risponde lui. "So chi ti può aiutare", dice la ragazza, mentre l'angelo sorseggia il suo caffè. "Il Giocattolaio Matto", afferma. E indica una figura assurda che, sbucando da dietro un cespuglio, ride: "OGGI SUCCEDE UN GUAIO, AMICO MIO!".



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    venerdì, 18 luglio 2008

    Eppure io sono sicura che ce la dovrei avere qualche cosa da scrivere.
    Intanto che le cose che erano tutto, prima,
    (una specie di tutto, insomma, un simulacro, non esageriamo)
    crollano come petali d'intorno, ma non dev'essere una cosa che sembra triste, attenzione
    è uno spogliarsi che non c'entra con l'appassire.
    Perchè certe volte i petali sono spessi e di cartone.
    E le coincidenze che li strappano sono di una inverisimiglianza che ti fa storcere le labbra in un bòh
    (e un sorriso che ama l'inspiegato, quello che sembra celare un senso nei riflessi)
    ma dopotutto la sola cosa che puoi fare è arrenderti, ascoltando il tonfo sordo che li accompagna nel toccare la terra bianca intorno.
    Poi rimane ancora tutto là, eh.
    Niente vento a soffiare via, niente a rimpiazzare.
    Ma c'è una strana capacità (che la voglia, quella hai voglia)
    una strana semplicità nel riuscire a smettere di colpo di fare e sentire quel che sentivi e facevi fino a un prima, così recente da impressionare,
    e quella di fare cose che non riuscivi e avevi rimandato da anni, a decine di migliaia.
    Danièl mi puntura per farmi innamorare, e non è che ci riesca, proprio no, ma intanto
    tutti quei subbugli falsi di pelle e di respiro, che erano poi pelle di carta crespa e respiro sintetico
    esplodono nel nulla polveroso di un petardo
    e una detonazione giocattolo è quello che ne resta.

    ¤ K alle 00:24 ¤ commenti ¤ link

    mercoledì, 16 luglio 2008

    C'è chi per gli animali.
    Io, per gli alberi.
    (sono un'alberista?)
    Mi piace il loro silenzio che aspetta che ci sia vento per parlare
      (per suonare, se vuoi.)
    MI piace la lentezza del loro tempo.
    Mi piace che sembrano impassibili a subire lo scorrere delle cose, e intanto magari è alle loro cortecce che stanno appesi, i fili della trama su cui si tesse il nostro esistere, il nostro tempo, e il mondo.
    Mi piace come sanno giocare con la luce, e la devozione della loro ombra.
    Mi piace il loro odore saggio e stantìo, e la loro comunione intrecciata con la terra.
    Mi piace perchè sono casa e fermi.
    E perchè ti costringono ad alzare lo sguardo.
    Mi piace perchè sono consapevoli dell'essere cornice, e questo non li fa sentire di meno.

    ¤ K alle 23:39 ¤ commenti (1) ¤ link

    sabato, 12 luglio 2008


    Dei collegamenti che certe volte.
    L'inizio è leggere di cose strane, cose come la possibilità che la mente umana influenzi, che il pensiero abbia la capacità di modificare il corso degli eventi. Hai presente, il gruppo di meditatori professionali che si mette a nuova York a fare l'om, e il crimine scende del 25%.
    Il continuare è parlare con una persona di economia, e del Vaticano, e dei soldi del Vaticano. E di come i soldi il Vaticano in qualche modo li deve avere, dato che mantiene strutture non produttive  come i conventi con le suore di clausura.
    La conclusione è: ma certo, scusa. Se la ChiesaCattolicaRomana Inc., notoriamente oculata ed abile nella gestione degli utili, si tiene istituzioni apparentemente a fondo perduto come i Monasteri di Clausura, il cui solo scopo è quello di pregare Per le Intenzioni del Sommo Pontefice.
    Se questo, allora scusa, non è ovvio? Che funziona, ha sempre funzionato. Associare le intenzioni di un gruppo di persone, appenderle ad una concretezza parallela, dev'essere qualcosa che funziona, dopotutto. Se la usa gente così esperta, gente spiccia, gente che sono centinaia d'anni che sta sulla cresta dell'onda ed è per giunta abbastanza furba da non farsi accorgere.
    Beh, non troppo.

    Detto ciò, stasera a Traffic non solo gli Afterhours, che già 
    ma anche i Massimo Volume, appositamente riuniti per l'occasione.
    Una frase sola, di due sole minuscole parole, si affaccia impavida alla coscienza: che culo!
    (se fate i bravi poi magari ve li racconto).

    ¤ K alle 14:53 ¤ commenti (2) ¤ link

    lunedì, 07 luglio 2008

    Giunge alfine anche per noi il momento cruciale nella vita di tutti i blog oriundi da mano femina.
    E' un momento importante quello nella vita della bloggherz, in cui t'accingi a scrivere il primo autentico post sulla Pompa®.
    (sono anni che cerco per la nobile arte della fellatio un nome migliore di questo. Purtroppo non ce lo trovo.)
    (effettivamente ne ho già scritti un paio, ma erano estesi e come sempre mascherati. Questo è dunque a conti fatti il primo autentico post sulla Pompa®).

    E' un'interessante concomitanza d'eventi quella mediante la quale si rende manifesto all'occhio attonito della zia K, l'occhio attento ed attonito, se mi si concede l'alliterazione
    E' un intrigante concordare d'atti separati ed apparentemente avulsi quello che mostra a zia K, inconfutabile, una delle leggi che sferzano il mondo facendolo rotolare per la sua orbita nello spazio, fungendo da cordoncino di questa insulsa trottola che ci ospita e delizia.
    La parità dei sessi, dice.
    Ma la parità dei sessi non è necessaria: perchè le donne hanno l'arma della Pompa®.
    La Tonna ha questa terribile opportunità di scavalcare il chicchessìa, con un piccolo uso ed abuso delle labbra.
    Eventi apparentemente incorrelati nella vita di zia K (da osservatrice, graziaddio, che ancora lei non ha avuto opportunità di sfruttare questa potenza di cui il labbro femminile è intriso) mostrano che inconfutabile questo è ciò che governa il mondo
    E ci tengo a sottolineare, signore, che non è il darlavìa. Nossignorno.
    Il segreto è squisitamente labiale, è tutto concentrato nella parte alta et nobile del corpo, assopito tra le rosse pieghe della bocca della Tonna. E' l'utilizzo sapido e sapiente del risucchio e del carezzevole lamento del soffio, che schiude alla Tonna i meandri del potere.
    Novella burattinaia del muscolo orbicolare, essa muove le fila del destino non come vento soffiando le vele, bensì con opposta direzione degli aliti, incamerando il piacere dei potenti e con esso la delega alla manovra del mondo, che essi in origine conservavano.
    Temete, o uomini, il potere che voi stessi regalate alla Tonna. Temete il godimento in cui v'avviluppano le loro succose e succhiose labbra tumide in rigoglio. Temetelo, perchè state loro insegnando un modo scivoloso subdolo e viscido di fottervi.
    Nel senso lato (molto lato) del termine.

    Devo specificarlo, che questa consapevolezza, ottenuta mediante gli eventi che mio malgrado vedo compiersi,
    che dopo anni ed anni ed anni di lotta, dopotutto nulla cambia, e l'unico mezzo effettivo per avere potere per un essere di sesso femminile sia dopotutto quello
    Devo specificarlo, ecco, che sono Ronica?
    No, nèh?

    Aggiungerei un: motti subitania.
    E un: tenetevelo pure, il potere.

    ¤ K alle 23:55 ¤ commenti (6) ¤ link

    mercoledì, 02 luglio 2008

    E comunque tornando ho perso l'aereo per la prima volta in vita mia.

    ¤ K alle 19:42 ¤ commenti (3) ¤ link

    martedì, 01 luglio 2008

    Questo post viene scritto in una terra straniera, nel senso piu' ampio immaginabile.
    Perche' certe volte i viaggi non sono viaggi orizzontali, spostamenti nello spazio che si limitano a trasportarti dal luogo A al luogo B, entrambi sufficientemente identificabili sulla superficie della terra.
    Certe volte un viaggio si sposta in verticale, tambien. Dove in verticale significa: in profondita' sotto la linea del terreno lungo la quale scorre la tua persona; e anche al di sopra della linea dell'atmosfera che delinea e delimita il mondo. (Supponendo che le diverse possibili realta' coesistenti siano sovrapposte, impilate, tipo, come viene immediatamente spontaneo visualizzare.)
    Cosa ci fa in Spagna la zia K, sperduta in un paesino della Castiglia perso in una campagna che somiglia in modo impressionante alla campagna siciliana?
    Cosa ci fa la zia K in un posto che non sembra nemmeno reale?

    Si fa guarire dal teatro.

    Incontra delle persone che le parlano dalla scena, mettendole in testa delle idee che non aveva. E che le parlano da sotto la scena mentre sulla scena c'e' lei, con due effetti collaterali: uno e' che fare teatro diventa qualcosa che comincia a scorrere e vivo, e comincia a sembrare davvero divertente.
    Due, che le arrotolano se stessa intorno al collo, e se non se la tira via stavolta lo vede coi suoi occhi che rischia di soffocare.

    Zia K trova diverse cose.

    Una somiglianza fisica che le consente di rendere coscienti cose vecchie e sciolte nella lontananza e nel tempo, ma mai veramente scomparse.
    Parlare spagnolo.
    Una forma di vita che si discosta completamente da quella universalmente accettata come normale, ed e' una sensazione insolita e destabilizzante, nel senso positivo del termine.
    (Come se il termine avesse un senso negativo.)
    E ovviamente persone. Da conoscere e lasciarsi conoscere, per davvero.
    E come regalo d'addio, una coccinella che come settimo punto ha, subito dietro la testa, una fusione delle due meta' del settimo punto che forma la perfetta forma di un indubitabile, inconfondibile, inevitabile cuore.

    Di cose zia K ne ha anche lasciate.

    La pinza rossa per i capelli.
    Qualcuno che e' rimasto presente sullo sfondo per un tempo troppo lungo, e dopotutto senza un motivo effettivo. Che certe volte puoi modificare del tutto l'opinione su qualcuno in base a chi quel qualcuno sceglie. Ed era anche ora, che se ne andasse, direi.
    Diverse cose lasciate appese alle quinte della scena. Soprattutto, speriamo, le forme incongrue e discontrollate di rosso. E qualche difesa.
    Domani zia K torna al lavoro, alla vita reale e al mondo condiviso.
    Pero' continua il processo ed il procedimento per i quali si comincia e si continua ad avvicinare sempre e sempre e sempre di piu' a questo strano essere che porta il suo nome.
    Che, si sa mai non si fosse capito
    non e' K.

    ¤ K alle 00:08 ¤ commenti (4) ¤ link

    lunedì, 23 giugno 2008

    Il guerriero della luce si riconosce dallo sguardo.

    Lo so che rischio aspri redarguimenti (?) per la citazione coelhiana. E lo so anche che messa là sembra tanto un titolo. In effetti non lo è, ed in effetti la si doveva scrivere per forza. perchè è un'effettiva discriminante: c'è chi ha gli occhi in un certo modo, e c'è chi no.
    E basta.

    Detta questa cosa altamente significativa, passo di qui scrivendo dal computer di Muncheic facendo la figa quella che viaggia tanto, dato che appena tornata da Venezia ove vestivo i panni della Giovine Congressista, svuotato il trolley con dentro i panni da Giovine Congressista suddetti (ove insidioso s'insidiava anche un costume da bagno, ma ssssssssssssssh questo è un segreto tra me e tutta la rete) e riempitolo nuovamente di sportswear e pantaloncini corti, si riparte.
    Destinazione, Madrid. A scoprire un altro possibile pezzo di di destino, che si dipana sotto il Cielo (in cinese, Tian)
    (o Tien?)
    Andremo a vedere direttamente, con interesse entomologico e lo scudo semipermeabile dell'anima curiosa, lasciando a casa i pregiudizi. Spero.

    Il congresso era al Lido di Venezia. Chi c'è già stato sarà rimasto sorpreso, come lo sono stata io, da tale e tanta pace sparsa per le stradine buie e piene di frasche, che a vederle sembrano ideali all'imboscamento ed all'utilizzo di sostanze stupefacenti per via endovenosa, ed invece sono intonse e sicure.
    Faceva un effetto strano. A parte la noia del troppo tranquillo, dico.
    Veniva la bislacca idea che il prezzo sociale di esclusione da pagare, per avere qualcosa del genere, sia eccessivamente elevato. Non dico specificamente in quel posto, eh. E' che la voglia di avere una maggiore diffusione dei luoghi in cui puoi tornare a casa tranquilla da sola alle 3 del mattino, voglio dì, ti viene.
    E tichiedi, camminandoci: cosa si dovrebbe fare per estendere questa serenità ad un numero maggiore di posti?
    E le risposte che trovavo sono due; la prima consiste nel distribuire il benessere in modo da ridurre ad una percentuale sempre minore, fino al minimo, la quantità di chi sente la necessità del mettere in pericolo l'altrui incolumità. La seconda, nell'escludere chiunque non sia all'altezza della richiesta di "tranquillità".
    E mi veniva, dopotutto, la tristezza.
    Perchè, pur nell'irrealisticità di base di entrambe, una delle due appare comunque, per quanto ingiustificabile, dotata di qualche lontana possibilità di concretizzarsi.

    Infine.
    Il brutto di questa pesante aria xenofoba che si respira in giro, la cosa che ha le conseguenze peggiori, credo sia questa: prima, che era politically uncorrect fare il razzista, chi aveva questi rigurgiti provava la giusta vergogna ad esprimerli, faceva tanto troglodita (come in effetti è giusto che sia). Quindi se li ricacciava in gola e faceva finta di sorridere. Adesso, che l'odio immotivato è stato sdoganato, si sente un sacco di gente in giro che fa discorsi impensabili fino a qualche tempo fa.
    (Panificio. Ragazza straniera compra mezzo litro di latte.
    -Segnora, ha per cassso una borsita?
    -una "borsita" no, non ce l'ho una "borsita". Posso darti un sacchetto (!).
    -Grasie
    *ragazza esce dal negozio*
    -Eh, ecco. Tutti nella stessa maniera! (irritazione vocale percepibile).
    *Zia K osserva, con la faccia a forma di ?
    *)

    Ecco, s'è persa la vergogna di essere razzisti. E non va bene, non va.

    Ni viremu a simana ca trasi.
    Hasta luego.

    ¤ K alle 23:46 ¤ commenti (6) ¤ link

    martedì, 17 giugno 2008

    E' un meccanismo insulso, quello che ti fa continuare a dire qualcosa soltanto perchè l'hai sempre detta. Dopotutto.
    Insulso ed inutile.
    E' una delle migliaia di volte / die che mi accorgo di quanto sarebbe facile.
    Di quanto, dopotutto, è facile.
    E basta farlo, no?

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    domenica, 15 giugno 2008

    Il punto è proprio quello.
    Star lì a guardare in alto e dire che palle piove e sperare che smetta.
    Di smettere, smetterà. Non può mica piovere per sempre, come dicevano nel corvo (senza "mica").
    Il punto è proprio quei giorni che dici va be smetterà, ma intanto sono due mesi.
    Il punto è quel tempo che stai a naso in su a chiederti quand'è che poi alla fine smette per davvero.

    Quei giorni che raccogli per l'ennesima volta un frutto avariato, e cominci di nuovo, di nuovo, di nuovo, a chiederti per quale motivo se n'è andato a male stavolta.
    Se hai dato troppa acqua o troppo poca, se c'era troppo o troppo poco sole, se non avresti dovuto parlarci di più. Se non era, semplicemente, qualcosa che non doveva succedere, e basta.

    E stai là, a naso in su a chiederti quand'è che cambia la forma e il colore del cielo.

    Intanto il Pazzo ti chiede se lo senti, Marte. Da quant'è che sta là, dico. Risponde: da due settimane circa.
    Penso minchia, ma non gli do la soddisfazione di dirlo.
    E poi ti legge il tuo giorno di nascita: 18 aprile, la vigorosa difesa.
    E ti dice che la tua sola speranza è aprirtiall'ammOre.
    Per nascita, la difesa.
    E per nascita, tideviaprireall'ammOre.
    E checcaz. Ogni tanto vorrei solo che mi si dicesse qualcosa di diverso.
    Ma la colpa forse è mia, che ho cominciato  a credere nei segni.
    E all'idea che qualcosa pretenda da me un perfezionamento ininterrotto, a sfaldamento di strati, e più si arriva a quelli interni, più sono duri e attaccati addosso, e meno hai voglia di tirarli via.

    E intanto te ne stai alla finestra, a metà giugno, defraudata del tanto atteso primogiornod'estate®.
    Che ogni anno ti arriva alle spalle di soppiatto, ti bacia sulle labbra e ti scrive sulla pelle che sei ancora Viva.
    Non s'era mai fatto aspettare tanto. Speriamo almeno che ne valga la pena.

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    martedì, 10 giugno 2008

    Zia K è tornata onlain.
    Dopo solo 6 mesi di travagliata relazione con libero, fanculizzato perchè il tecnico non mi chiamava per fare il trasloco della linea
    e indovina chi mi chiama il giorno stesso che rispedisco indietro il router a libero?
    va be.
    Adesso Tiscali. Che mi sono appena accorta non possedere intrinsecamente il uairless. porcatrota.

    Le cose salienti che sono accadute durante:
    - il supernonno in bici.
    Un anziano biciclettato signore con una mantella sotto la pioggia
    (perchè qui ancora, signori, piove. Dicono che è da duecento anni che non c'era un giugno così)
    (perchè se non ce ne fossimo accorti è giugno, signori)
    Una mantella troppo corta dietro, che si sollevava svolazzando intorno mentre lui sbiciclettava. Un cerchio di tessuto ondulato argento con un nonnino infilzato nel mezzo, ai suoi piedi una bici. Sembrava volando via.
    - le alghe nel fondo del palaisozaki.
    Il concerto di Lorenzo, visto dalla tribuna numerata (biglietti sottocosto trovati davanti al palaisozakistesso, tecnicamente definibili colpodiculo®). Il palco a forma di C. Nel cuore della C, la gente. Le mani ondeggiavano spinte dalle onde di suono come dall'acqua del fondo del mare.
    E lui in mezzo, beato. Due ore di polo positivo. Che all'inferno delle verità, lui mente col sorriso
    (ie, ie ie ie ie.  ieeeeeee)
    - la minuscola rosa di Jericho che mi ha regalato il venditore mentre ne compravo una per muncheic.
    La metto nell'acqua, e vedo con sorpresa che il suo cuore ha la forma di una spirale.

    e basta per adesso, dài.

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    lunedì, 26 maggio 2008

    Piove.
    Quasi ininterrotto, piove.
    Che l'umido ammorba e liquefà l'aria, penetrando fin dentro le coperte, la sera vai a letto e sembra di sdraiarsi sulla schiena viscida e freddina di una rana.
    Piove, quasi ininterrottamente dalla fine di aprile.
    E che altro vuoi dire, se non:

    piove, governo ladro.

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    martedì, 20 maggio 2008

    Prima di tutto vennero a prendere gli zingari                    e fui contento perché rubacchiavano.
        Poi vennero a prendere gli ebrei                                 e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
            Poi vennero a prendere gli omosessuali            e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
                Poi vennero a prendere i comunisti                ed io non dissi niente perché non ero comunista.
                    Un giorno vennero a prendere me         e non c'era rimasto nessuno a protestare.

    Bertolt Brecht

    (grazie per avermela inviata.)

    Detto ciò.
    La sensazione, sai qual è.
    Che la fifa è tale e tanta che abbiamo ingabbiato la conoscenza
    (la conoscenza. L'unica arma dell'Uomo in questo pianeta ed universo enormi, il meccanismo di difesa per eccellenza, che siamo costruiti in modo da non temere più quello che conosciamo)
    la conoscenza, dentro confini sorvegliati.
    E' come se quel che è stato scoperto finora diventasse un dogma esatto, e si può semmai ampliare, ma modificare, no.
    Non è quel che è probabile (nel senso di "quel che può essere provato"), ad essere considerato vero. Ma quel che è stato provato chissàquando. E non può essere smentito nè alterato. Aggiugere, si può. Ma non si rompe e non si cambia niente, non profondamente.
    E quindi le piccole tempeste ai margini del noto, che cercano d'incrinare gli steccati dall'esterno, sgranocchiandoli a poco a poco, e sempre sottobanco. Nulla di più. Tutto relegato nella controinformazione, nella new age, con quel retrogusto di speculazione e pazzia che lascia in bocca inevitabilmente un sapore amarognolo di sospetto, temendo la ciarlataneria e il delirio collettivo.
    Ma dov'è che sta scritto, per dire. Che porsi il dubbio che i crop circle siano fatti da forme di vita extraterrestre. Che la base della realtà possa essere la fisica quantica. Che l'origine del mondo non la conosciamo ancora. Che sia esistito un continente poi scomparso. Che la matrice dell'universo possa essere un reticolato geometricamente perfetto. Che il viruis dell'AIDS non esista. Che il corpo umano contenga i chakra.
    Dove sta scritto che queste sono baggianate, che richiedono non dico per essere accettate, ma anche per essere solo prese in considerazione, quasi un salto di fede.
    Sono possibilità che sono state formulate, e non dai folli che delirano nei manicomi.
    Come tali vanno vagliate, prese in considerazione. Magari falsificate, chi dice di no.
    Ma l'abiura per fede, ecco, non mi pare che sia mai stata la base della crescita scientifica.
    (Perchè sempre fede è. Se diventa cieca e non accetta confronto, non è più scienza.)
    E la non accettazione scontata del conosciuto, la rivoluzione, alla crescita scientifica è sempre stata consustanziale.

    Mi chiedo da dove arrivi la presunzione per cui tutto adesso dovrebbe essere conosciuto.
    Io non credo che sia così.
    Credo che molto vada posto al banco di prova, ed eventualmente negato e rifatto da capo.
    E che quel che è stato vero finora, che diamine, magari ci si era sbagliati.
    Quando c'erano le colonne d'Ercole, si accettava il fatto che ci fosse un punto oltre il quale succedeva qualcosa che non si sapeva cos'era.
    Adesso che il nostro mondo è tondo, e l'inizio e la fine cadono entrambe entro i nostri confini percettivi, pensiamo di saperne tutto?
    Non mi quadra, no.
    La percezione è il principale inganno. E' la gabbia che ci chiude dentro la limitatezza del parziale.
    (o meglio. La percezione comunemente ntesa. Che forse anche di sensi, ne abbiamo più di cinque.)

    ¤ K alle 15:43 ¤ commenti (13) ¤ link

    giovedì, 15 maggio 2008

    Nunlosò.

    Ma mi sorge a tratti il dubbio che questa nausea da Tiggì, e la convinzione incrollabile ed aggrovigliante le circonvoluzioni che viviamo in un MondoDiMerda® e che NullaSiPuòFare®

    Mi sorge a volte il dubbio che sia indotta, che sia costruzione mediatica a priori
    (è anche un dato di fatto che la violenza di uomini e natura sembra aumentata esponenzialmente, lo so, lo so)

    Ecco, mi viene in mente che potrebbe non essere un semplice dato di realtà che viene comunicato punto e stop.
    Mi viene in mente che potrebbe entrargliene qualche vantaggio, ai Padroni del Mondo.

    ¤ K alle 18:09 ¤ commenti (3) ¤ link

    domenica, 11 maggio 2008

    Certo che sarebbe anche bello farsi portar via da questa sensazione, agghindarla a sentimento e  lasciarsene trascinare per un po' a zonzo per le strade del pianeta.
    Prendere e innamorarsi e basta, di una sensazione e di un minuto, e affermare, consapevole, e credendoci per davvero: sono innamorata.
    E su questo basare le azioni del futuro prossimo venturo, arrogandosi il diritto di lasciar succedere follie
    (che omnia vincit amor, sisà. Che niente come l'ammore o un viaggio ti aiutorizza a sbiellare e fare minchionate perchè sisà, l'ammore. Perchè sisà, sei in viaggio)
    (e forse non sono poi due cose tanto diverse. Modalità di discesa dentro te stesso secondo schemi e prospettive variate, che fai con lo scopo più o meno conscio di ritornare a galla diverso)

    Ho speso un miliardo al salonedellibro. Stavolta l'ho girato tutto il tempo solasola, senza phyjays e senza caplàni e senza mattonelle e senza direttivi. Uffa.
    E quindi è anche per colpa loro se ho speso tutti quei soldi. Che se no mi trattenevo. Ecco.

    E ho la sensazione inspiegabile ed insinuante che il mondo stia rotolando verso la devastazione prossima ventura con una velocità maggiore rispetto a qualche mese fa. Sarà la suggestione berlusconiana
    (ci avevate mai pensato? Magari le minchiate epocali come quella del Kapò o delle corna le fa apposta così noi ci scandalizziamo per quelle e intanto lui fa il càz che je pare sotto il nostro bel nasino arricciato di sdegno e compatimento della sua stupidità)

    E per festeggiare mi sono comprata un pallamondo di plastica gonfiabile, col mare trasparente e i continenti blù, così imparo un po' di geografia.

    E così mi ricordo quant'è grande.

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    venerdì, 09 maggio 2008

    E allora siete lì due psì in formazione, e parlate con il capo, e a un certo punto vi chiede, che ne pensate, esiste il free will?
    Certe volte non è che proprio sai a cosa credi, non te lo sei mai veramente chiesto. Poi una volta ti ci metti a pensare su richiesta, per confronto con idee di qualcun altro, no. E in quei casi generalmente la verità viene fuori dall'istinto di difendere, perchè quel che si crede di solito diventa parte costitutiva di noi, che senza pensarci e senza ben sapere perchè cominciamo a difendere una posizione piuttosto che un'altra.
    Cominciando a parlare già mi suona di più la fazione dei libertariani, quelli che ammettono l'esistenza del libero arbitrio perchè ammettono l'esistenza dell'anima.
    Anche se, diciamo, l'anima. E' un'idea che non so bene.
    Il capo è dalla parte dei deterministi (e te pareva). Che quel che scegli sta scritto nel tuo codice genetico.
    Inevitabilmente questo si traduce nella incolpevolezza, che se il crimine ce l'hai nel codice genetico, mica è colpa tua, sei nato sbagliato
    (è così che si arriva a Gattaca?)
    Pensi che un mondo senza libero arbitrio, mammamia che paura.
    Però non è esattamente, semplicemente, solo questo.
    Mentre parli hai il bisogno di dire che no, che c'è qualcosa a monte, ad attivare e determinare le tue aree cerebrali in una maniera piuttosto che un'altra. Che c'è un nocciolo di libertà all'inizio di ogni cosa, che non c'è modo di prevedere con approssimazione significativa cosa sceglierà un codice genetico x cresciuto in modo y in una situazione z, e finchè questo non si potrà prevedere, quel nocciolo, che poi è l'essenza stessa dell'essere umano, è salvo.

    E quindi possiamo dire di aver dimostrato
    all'improvviso, e per epifania
    che zia K crede nell'anima.

    ¤ K alle 14:51 ¤ commenti (6) ¤ link

    lunedì, 28 aprile 2008


    E allora.

    Zia K è una corda arancione della senzala.


    La zia K ha un apelido. Che è il secondo, per la cronaca. Il primo era sapeca, del quale fui molto entusiasta perchè significava "monellaccia, piccola peste". Poi scoprii che le sapeca pullulano, e che a qualunque donna con un poco di pepe la si finisce per chiamare così. Quindi diciamo che.  Dato che zia k è egoncentrica, lo sappiamo.
    Adesso, l'apelido di zia K è:
    (rullo di tamburi)

    charmosa  !!
    (yeah.)

    E siccome zia K è sempre zia K, e deve in qualche modo giustificarsi per una cosa come questa, allora dunque, il fatto è che, non è che proprio, però ecco
    il mestre chiese di fare una camminata per vedere che apelido dare a zia K, e zia k, che mai si dica che non faccia la deficiente se le si dà possibilità alcuna, fece la sfilata nel bel mezzo della roda
    (la zia K ha la faccia come il chiulo), e allora.
    (il punto è che a me sembra sempre di dovermi scusare di essere femmina).

    (sull'avere un nome, dice lo zio nel commento sotto. Lo ammetto, non è che mi fosse tanto andato a genio, sto charmosa. Non fa ridere. Ma poi mi son detta: un nome perde il significato letterale, no. Diventa semplicemente un suono che rappresenta te. E poi dato lo svolgersi attuale delle cose, diciamo che anche questo apelido possiamo metterlo in mezzo al regalo dei trent'anni. Che è stato una possibilità di bellezza finora incognita. E perdonatemi ma stavolta rimarrò così, immodesta e senza schermi.)

    Sai cos'è, che è bello. Che tu durante i trequattro giorni di stage sei, semplicemente, altrove.
    Perdi i riferimenti spaziali (che c'è gente di dovunque e potresti essere dovunque)
    temporali (che non si dorme e si corre e si roda e non si pranza e ci si allena e non si capisce più niente)
    linguistici (che si parla in portoghese, e si ascolta il portoghese e si capisce, e si parla italiano e ti si capisce, e non si capisce com'è possibile)
    relazionali (che succede che tutti si è in qualche modo a parte del segreto, e ci si divide dopotutto qualcosa).
    Se poi sei nel gruppo che organizza, che è il fulcro intorno a cui tutto il resto ruota
    se i contramestre e i professori cominciano ad identificare la tua faccia ed il tuo nome
    se meglio ancora cominciano a chiamarti con l'apelido, che ormai sei battezzata, una del gruppo
    ecco, è ancora più bello. E sei ancora più altrove.

    E poi, e poi.
    Le lucine rotonde d'argento sul pavimento della musica, e rotolarci dentro, sentendo un odore, e una forza, e sudarci insieme, irresistibile
    e rimbalzarci contro, inaspettatamente, troppo inaspettatamente; e rompersi, e non dormirci su
    e ricucirsi in un gioco sorriso e un abbraccio, rincorso scavalcando la vergogna, perchè la pancia ti ci scaraventa contro oltre l'orgoglio
    e scoprire che a non dormire non eri solo tu, e c'era un motivo, e per una volta zia K che lei è una ragazza concreta, le piace tenerle tra le mani, le cose
    per una volta zia K si culla in questa sensazione languida, sospirando romanticamente il non vissuto, e si consola.

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    giovedì, 24 aprile 2008

    Hai presente quando sembra che la tua faccia sia coperta da una patina di qualcosa, arriccioli il naso e ti sgratticchi ma non essendoci davvero una patina di un bel niente il fastidio resta.
    Forse è il famoso caldoumidotorino, che quasi mi viene un colpo di calore perchè fa caldo ma c'è una cappa (che non è zia cappa, ahinoi, ahinoi) e come se il calore volesse scappare dal tuo corpo svolgendo la quotidiana termoregolazione ma non può.
    Ieri fu il primo giorno di primavera, qui, dopo lunghi piovischi piovosi, e per quanto fosse scenico saltellare tra le pozzanghere con le scarpine rosse e l'ombrellino, dopotutto, che strapalle, un poco di calduccio autentico made in April lo vogliam fare, eh?

    E poi c'è da raccontare il martedì.

    Entrare nella casa colorata, e sorridere agli occhi di chi saluti e ti saluta, solleticata dall'odore bruciaticcio dell'ardesiaseicentogradi.
    Poi sdraiarsi sul lettino e sentirsi guardata sotto la pelle, e sapessi mai rispondere quando ti chiede "comestai".
    Dopodichè, ti si puntura.
    Ed è un annegare nel corposottile, percependolo, tattile. Ti intrappolano i legacci inconsistenti delle scosse elettriche lungo le linee su cui ti si tesse il corpo, e tu e il tuo corpo diventate per dei minuti una cosa unica e singola e viva.
    La sinistra esiste e parla, senza sentirsi addosso il dominio della destra. La pancia si disossa e si dissoda, diventando della stessa consistenza del mare, e tutto questo esce dai tuoi polmoni sotto sembianza di espirazione.
    Anneghi nella percezione del tuo te, ed è un piacere profondo, di corpo soltanto, ma di tutti i corpi insieme, di tutti i tuoi corpi insieme, uno sopra l'altro e uno dentro l'altro e uno diventando l'altro, la carne l'energia lo spirito e l'anima.
    E anche se non c'è niente di carnale, di relazionale, è un piacere goduto in un modo quasi sessuale, ma sessuale ancestralmente, come di qualcosa che costituisce e crea, trasformando la materia inerte in viva.
    Ripensandoci il respiro ti si scalda, e la pancia ti si scioglie ancora, e senti un refolo di quel vento addosso, rabbrividendone ad occhi socchiusi.

    E lo so che probabilmente non è che dipenda strettamente dalla persona che ti fa il trattamento, però comunque la cosa che a me viene da pensare è che non posso fare a meno di ringraziare.

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    giovedì, 17 aprile 2008

    E allora oggi è l’ultimo giorno della mia vita in cui avrò avuto meno di trent’anni.
    Che a dirlo fa strano, ad esserci in mezzo di più.
     
    Sei una giovine trentenne, grazie a dio il decadimento fisico non si è verificato, anzi, a 16 anni eri peggio di come sei ora; e comunque lo si combatterà, il decadimento, a colpi di meia lua di compasso.

    Sei quasi una specialista, completi i percorsi istituzionali che gonfiano il petto di mami e papi
    Ma intanto ti lasci agitare in qore e in anima e in psiche della roba che di istituzionale ha poco, pregustandoti la divaricazione della percezione, mentre qualche cosa di nemmeno troppo nascosto tra le pieghe delle circonvoluzionicerebrali dice: sì.
    (l’anno scorso dissi, in circostanze di compleanno, a QuelloCheNonGliTrovoIlSoprannome: ho la sensazione che questi 29 dovrò affrontare qualcosa, un cambiamento di ordine filosofico e di percezione del mondo. E buttarlo giù sarà difficile.)
    (Quando si dice la preveggenza.)
     
    Sei cambiata tanto spesso che hai preso il gusto di cambiare
    Cercavi un simbolo, e hai trovato la spirale
    Il cambiamento di cui da tempo iltuo tempo sembrava gravido comincia a diventare visibile, ma solo a tratti, come se un filtro si sovrapponesse alle cose e trasformasse lo scorrere della vita in un mosaico costituito di materiali diversi
    ma è solo un momento, poi tu e tutto tornate com'eravate, eppure quella differenza c'è stata, sensibilmente, e sai che la sua ampiezza e il suo spessore diventeranno sempre maggiori.
    Sei grande in un modo consapevole ed insulso, che ride del suo stesso essere grande, eppure è grande, e va bene così
    (dove grande, giammai è autoincensamento, è solo il modo con cui i bambini chiamano quelli che non sembrano bambini, più)
     
    E vortichi tra i preparativi del festone, il vestitino fru fru da femmina, le scarpette rosse di vernice, e tutta la gente a cui dici vieni vieni famo festa, che ti stordisce e così non ci pensi che si han trent’anni e non c’è proprio niente da festeggiare o essere contenti
    e nel frattempo te ne stai, come sempre, appollaiata sulla roccia a guardare te stessa da lontano, godendoti lo spettacolo, curiosa di come andrà a finire, con giusto quel pochetto di paura.
    Eppure riesci a percepire che te stessa che vortica e te stessa che guarda non sono poi più così lontane, a tratti si congiungono per un lembo (nascosto, o evidente) di pelle
    e le cose assumono in qualche modo una maggiore consistenza, e il mondo incomincia a diventare vero.
    Ed il gusto che senti sulla lingua è buono.

    ¤ K alle 14:49 ¤ commenti (4) ¤ link

    martedì, 15 aprile 2008









    E devo solo dire una cosa:

    un popolo ha il governo che si merita.





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    sabato, 05 aprile 2008



    Secondo me, non è dalle grandi decisioni che si capisce quando sei diverso da com'eri.







    Secondo me si vede di più quando cambi all'improvviso il modo di giocare a Spàider.

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